archivio

architecture

Gianluca Gamberini was born in 1979 in Bologna, Italy. He now lives and works in Paris.

www.gianlucagamberini.com

 

This is the second time I talk about Gianluca’s photos, needless to say it is because I find them very interesting, in this case mainly for the “unexpected” subject and the care of his representation. “Tokio Ga” has been showed during the “Rencontre de la Photographie” de Arles 2013 in the section “Voies Off ” and it will be show at Paris Photo 2013 at Galerie du Jour Agnes B stand.

Questa è la seconda volta che parlo delle foto di Gianluca Gamberini, inutile dire che è perché le trovo molto interessanti, in questo caso soprattutto per il soggetto “inaspettato” e per la cura con cui è stato rappresentato. “Tokio Ga” è stato esposto quest’anno ai “Rencontre de la Photographie” di Arles, nella sezione “Voies Off” e sarà esposto a Paris Photo 2013 nello stand della galleria di Jour Agnes B.

 

All Images Copyright © Gianluca Gamberini – Published with permission of the author

Gamberini_02

IN THE INTERSTICE – A text by Xavier Gonzales – Back from Tokyo where he has been spending time as an artist in residence, Gianluca Gamberini gives us a very personal vision of the city and its vernacular architecture. He catches the paradoxes, the abrupt passages from high density to semi-rurality. And behind the apparent chaos generated by the permanent compromise between the desire for tradition and the acceptance of modernity, he finds a delicate impassibility, a minute yet sufficient distance between each thing. Gianluca Gamberini’s background is in films and he has constructed his new photo series along the lines of an urban tracking shot, guided by chance and intuition. His progress from place to place led him to discoveries, situations, and sequences inspired by Wim Wenders, who in turn inspired his title, Tokyo-ga – ‘Order (elegance) in Tokyo’.

Tornato da Tokyo, dove ha trascorso del tempo in una residenza per artisti, Gianluca Gamberini ci dà una visione molto personale della città e della sua architettura vernacolare. Afferra i paradossi, i bruschi passaggi da alta densità a semi-ruralità. Dietro l’apparente caos generato dal compromesso permanente tra il desiderio per la tradizione e l’accettazione della modernità, egli trova un impassibilità delicata, una piccola ma sufficiente distanza tra tutte le cose. Il background di Gianluca sono i film, forse per questo ha costruito la sua nuova serie di foto lungo le linee di una carrellata urbana, guidata dal caso e l’intuizione. Il progresso da un luogo ad un altro lo ha portato a scoperte, situazioni e sequenze ispirate da Wim Wenders, che a sua volta ha ispirato il suo titolo, Tokyo-ga – ‘Ordine (eleganza) a Tokyo’.

Gamberini_04

Gianluca Gamberini’s work incorporates the two Japanese expressions for space and nothingness: Mu and Ma. The concept of nothingness, which is closely bound up with Zen Buddhism, is deeply rooted in Japanese culture and is an integral part of everything. The concept of Mu is found in the town planning of Tokyo, where the centre is occupied by the Imperial City, the empty matrix responsible for the founding of the city and into which no one may penetrate. One of the largest megalopolises in the world grew up around this symbolically empty centre. Mu is also present in architecture. The effect of the sliding panels known as shoji and fusuma in the traditional habitat is to materialise the presence of nothingness. They are opened and closed according to the season or the occasion, to join or divide rooms and to merge with a natural, built and codified landscape.

Il lavoro di Gianluca incorpora le due espressioni giapponesi per lo spazio e il nulla: Mu e Ma. Il concetto del nulla, che è strettamente connesso con il Buddismo Zen, è profondamente radicato nella cultura giapponese ed è parte integrante del tutto. Il concetto di Mu si trova nell’urbanistica di Tokyo, dove il centro è occupato dalla città imperiale, la matrice vuota responsabile della Fondazione della città e in cui nessuno può penetrare. Una delle più grandi megalopoli nel mondo è cresciuta intorno a questo centro simbolicamente vuoto. MU è presente anche in architettura. L’effetto dei pannelli scorrevoli conosciuto come shoji e fusuma negli habitat tradizionali serve a materializzare la presenza del nulla. Esse vengono aperte e chiuse secondo la stagione o l’occasione, per unire o dividere le camere e per fondersi con un naturale, costruito e codificato paesaggio.

Gamberini_01

The construction of nothingness is ubiquitous in all the Japanese arts: it is to be found for example in flower arranging (ikebana), calligraphy, and cooking. Mu is the art of living in harmony with nothingness; it gives breathing space to any work of art. Ma, on the other hand, is the ‘in-between’ space, an idea of the interstice between nothing and everything, between nothingness and that which is. Ma designates the interval, the space that joins. It covers the idea of keeping a certain distance between bodies, the right distance for example in martial arts or in the ritual of greeting. It represents the distance necessary for two bodies to operate in space.It symbolises the two matching qualities of union and harmony.

La costruzione del nulla è onnipresente in tutte le arti giapponesi: essa si trova per esempio nell’arte della disposizione dei fiori recisi (ikebana), nella calligrafia e nella cottura. MU è l’arte di vivere in armonia con il nulla; dà respiro a qualsiasi opera d’arte. Ma, d’altra parte, è lo spazio ‘intermedio’, un’idea dell’interstizio tra niente e tutto, tra nulla e ciò che è. Designa l’intervallo, lo spazio che unisce. Esso copre l’idea di mantenere una certa distanza tra i corpi, la giusta distanza per esempio nelle arti marziali o nel rituale del saluto. Esso rappresenta la distanza necessaria per due corpi di operare nello spazio. Simboleggia le due corrispondenti qualità di Unione e Armonia.

Gamberini_03

Mu is present in Gianluca Gamberini’s decision to explore a particular territory in the manner of a situationist dérive (drift). His area of operation is marked out by the Yamamote underground railway line, which runs round the primordial urban void of the Imperial Palace. Ma, on the other hand, is present in his choice of subject, the interstice as an axis of dissymmetry. With this theme he has been able to create a series of urban portraits based on dyads juxtaposing opposite and complementary principles in neighbour pairs.

MU è presente nella decisione di Gianluca Gamberini di esplorare un territorio particolare alla maniera di un situazionalista dérive (derivato). La zona di operazione è segnata dalla linea ferroviaria metropolitana Yamamote, che corre intorno il vuoto urbano primordiale del Palazzo imperiale. Ma, d’altra parte, è presente nella sua scelta del soggetto, l’interstizio come un asse di asimmetria. Con questo tema è stato in grado di creare una serie di ritratti urbani basati su diadi, giustapponendo principi opposti e complementari in coppie vicine.

Gamberini_05

In Tokyo, the roads are made up of houses that are very close together but do not touch. They are separated by a gap that acts as air space and anti-earthquake expansion joint. These strangely designed party walls give rise to a host of obscure interstices used for such purposes as ventilation, air conditioning or for housing cables. And yet the gap between each building links the often very different personalities and backgrounds of the invisible occupants who live there at such surprisingly close quarters.

A Tokyo, le strade sono costituite da case che sono molto vicine tra loro, ma non toccano. Esse sono separate da un divario che funge da spazio aereo e come giunto di dilatazione anti-terremoto. Queste mura stranamente progettate danno origine ad una miriade di interstizi oscuri utilizzati per scopi come ventilazione, aria condizionata o per alloggiamento cavi. Eppure il divario tra ogni edificio collega personalità spesso molto diverse così come fanno da sfondo agli occupanti invisibili che vivono in questi quartieri sorprendentemente chiusi.

Schermata 09-2456554 alle 12.51.20

Maxime Delvaux is a a belgian advertising and architecture photographer based in Brussels.

www.maximedelvaux.com

 

All images copyright Maxime Delvaux – Published with permission of the author

Schermata 03-2456357 alle 16.24.55 Schermata 03-2456357 alle 16.25.29 Schermata 03-2456357 alle 16.26.14I quote a text written by Mikhail Kissine: “Truthfulness is what one expects from photographs about North Korea. However, there are many truths in North Korea: not in the murky post-modern sense that there are no facts to be shown, but because of the severe limitations on what one is, literally and prosaically, allowed to see. So, how can representations of grandiose decoys, representations whose very angle seems constrained by secretive officialdom, fulfill our longing for a glance at the horrors of a totalitarian regime? Shouldn’t we rather prefer a furtive glimpse of the terror unfolding behind the scenes?

Riporto un testo di Mikhail Kissine: ‘Veridicità’ è ciò che ci si aspetta di vedere in fotografie della Corea del Nord. Tuttavia, vi sono molte verità in Corea del Nord: non nel senso torbido e postmoderno del termine in cui non ci sono fatti da essere mostrati, ma a causa delle gravi limitazioni su ciò che è, letteralmente e prosaicamente, permesso di vedere. Così, come possono le rappresentazioni di grandiosi dispositivi finti, rappresentazioni vincolate dalla burocrazia reticente, realizzare il nostro desiderio di guardare gli orrori di un regime totalitario? Non dovremmo piuttosto preferire uno sguardo furtivo del terrore che si sta svolgendo dietro le quinte?

Schermata 03-2456357 alle 16.26.05 Schermata 03-2456357 alle 16.25.43 Schermata 03-2456357 alle 16.25.14

We should not. Catching from the corner of the eye the sight of what might be a hungry child isn’t necessary to understand the madness of the regime. The few people in the surrounding emptiness give the scale of the buildings; the sober explanations, provided by the regime itself, give the scale of the folly. We don’t need to be told that the cooperative shop isn’t available to a starving population: one should be scared of a regime that builds to foul visitors. What Maxime Delvaux’s photos show is very real. Sufficiently real, indeed, to gently distillate a disturbing feeling, where the nauseating vertigo of some of the Borge’s Fictions mixes up with a genuinely Orwellian fear.

No, non dovremmo. Catturare dall’angolo dell’occhio l’immagine di quello che potrebbe essere un bambino affamato non è necessario per capire la follia del regime. Le poche persone nel vuoto circostante danno la scala degli edifici; le spiegazioni sobrie fornite dal regime stesso, danno la scala della follia. Non abbiamo bisogno di dire che i negozi non sono disponibili per una popolazione affamata: dovremmo essere spaventati da un regime che costruisce per ripugnare i visitatori. Ciò che viene mostrato dalle fotografie di Maxime Delvaux è molto reale. Sufficientemente vero, infatti, da distillare delicatamente una sensazione inquietante, dove la vertigine nauseante di alcuni romanzi di Borge si mescola con una paura sinceramente orwelliana.

Schermata 03-2456357 alle 16.26.32 Schermata 03-2456357 alle 16.26.58 Schermata 03-2456357 alle 16.27.09

Schermata 03-2456357 alle 16.27.29Social psychologists recently found that Western educated people tend to underestimate the extent to which they are influenced by irrational conspiracy theories. Propaganda works insidiously, or else it would be useless. So, if at first you only feel slightly amused, if it takes you a while to understand what it means for a country to display this, it’s all right. This is what these photos are for.”

Gli psicologi sociali hanno recentemente scoperto che le persone educate all’occidentale tendono a sottovalutare l’entità della loro influenza alle teorie di cospirazione irrazionale. La propaganda funziona insidiosamente, altrimenti sarebbe inutile. Quindi, se all’inizio ti senti solo leggermente divertito, se ti serve un po’ per capire che cosa significa per un paese visualizzare tutto questo, è tutto a posto. E’ proprio a questo che servono queste foto.”

Gabriele Croppi was born in Domodossola (Italy) in 1974. He now lives and work in Milan.

www.gabrielecroppi.com

 

Current and future exhibitions of the artist:

Paris, 09/2012, Fundaçao Calouste, EUROPEAN PHOTO EXHIBITION AWARD
Lucca, 11/2012, FBML, EUROPEAN PHOTO EXHIBITION AWARD

Oslo, 04/2013, The Freedom of Expression Foundation, EUROPEAN PHOTO EXHIBITION AWARD

 

All Images Copyright © Gabriele Croppi – Published with permission of the author.

I quote the author: “(…) What interests me is the effect of the methaphysical in our thoughts and on our approach to life. This, in art as well as in photography, means going beyond, it means (that) the meaning and deep essence don’t stop with what we see. I have interpreted urban scenes of some Metropolis, with their obvious architectural, sociological and cultural differences, but with the firm objective to give back to the final image that specific “methaphysical dimension”. I would like to state that the result and contents of my research will not end in the images in which my project is embodied but in the way we could all look at them, filtering them with our subjectivity, with our cultural background, with all the questions, doubts, imagination which follow. The last aim of my artistic research is not that of supplying simple answers to the European Identity theme, but that of becoming aware of the complexity of metaphysical origin, which unites us in our European approach to both art and life. (…)”

Riporto le parole dell’autore: “(…) Ciò che mi interessa, sono gli effetti della metafisica nel nostro pensiero di europei, nel nostro approccio alla vita. Mi interessa la predisposizione al superamento delle apparenze. E questo in arte, in fotografia, significa “andare oltre” i confini fisici dell’opera stessa. Significa riconoscere che il significato non si esaurisce in ciò che vediamo. (…) Ho intrepretato gli scenari urbani di alcune grandi città europee, con le loro evidenti differenze architettoniche, sociologiche e culturali; ma con il fermo obiettivo di restituire alle immagini finali, quella “dimensione metafisica” che ho tentato di introdurre poco fa. Il risultato e i contenuti di questa ricerca non sono esclusivamente racchiusi nelle immagini in cui si concretizza il progetto, ma nel modo in cui tutti noi potremo guardarle, completarle, interpretarle filtrandole con la nostra soggettività, con il nostro background culturale, e con tutte le domande, i dubbi, le fantasie che ne conseguono. Il fine ultimo del mio lavoro non è quello di fornire semplicistiche risposte alla questione che ci siamo posti (l’identità europea), ma è quello di prendere coscienza della complessità interpretativa, di origine metafisica, che ci accomuna nel nostro approccio all’arte e alla vita. (…)”

 

 

Yves Marchard & Romain Meffre (born in 1981 and 1987) both grew up in the Paris area. They are represented by TRISTAN HOARE Ltd in London, POLKA GALLERY in Paris and GUN GALLERY in Stockholm.

www.marchandmeffre.com

 

All Images Copiright © Yves Marchard & Romain Meffre – Published with permission of the authors.

The authors explain: “Ruins are the visible symbols and landmarks of our societies and their changes, small pieces of history in suspension. The state of ruin is essentially a temporary situation that happens at some point, the volatile result of change of era and the fall of empires. This fragility, the time elapsed but even so running fast, lead us to watch them one very last time: being dismayed, or admire, making us wondering about the permanence of things. Photography appeared to us as a modest way to keep a little bit of this ephemeral state”.

Gli autori introducono così il loro progetto: “Le rovine sono simboli e punti di riferimento visibili della nostra società e dei suoi cambiamenti, sono come piccoli pezzi di storia sospesa. Lo stato di rovina è essenzialmente una situazione temporanea che avviene in quelche momento, risultato volatile di un cambiamento e della caduta di un impero. Questa fragilità, il tempo trascorso e volato così velocemente, ci permettono di guardare per un’ultima volta con costernazione od ammirazione, meravigliandoci sulla permanenza delle cose. La fotografia ci è parsa come una modo modesto per catturare un po’ di questo stato effimero.

At the beginning of the XXth Century, with the invention of assembly line, Detroit rose as the car capital of the world, becoming the 4th most important city in USA. Motor City literally produced what would forever become the economic, industrial and urban model of our modern societies. But from the 50’s, desindustrialisation and suburbanisation, segregation, social tension, disinvestment turned Motor city into ruin. Detroit went from 2 millions to 900 000 inhabitants. Thus within even 50 years Detroit, one of the richest city, fell from grace to became the most ruined city in the entire western world.”

All’inizio del XX secolo, con l’invenzione della linea di assemblaggio, Detroit divenne la capitale mondiale dell’automobile, diventando la quarta città più importante degli Stati Uniti. Detroit ha letteralmente prodotto quello che sarebbe stato per sempre il modello industriale ed economico delle nostre moderne società. Ma, dagli anni ’50, la disindustrializzazione, la costruzione delle periferie, la segregazione, le tensioni sociali ed il disinvestimento hanno trasformato Detroit in una rovina. La città passò da 2 milioni di abitanti a 900000. Così, in 50 anni, Detroit, una delle città più ricche del mondo, è caduta in disgrazia ed è diventata la rovina più grande di tutto l’occidente.”

Peter Bialobrzeski was born in Wolfsburg, Germany. Since 2002 Peter is a regular Professor for photography at the University of the Arts in Bremen, Germany. He is represented by LAURENCE MILLER GALLERY in New York, LA GALERIE in Frankfurt/Germany and also shows with ROBERT MORAT GALLERY in his hometown Hamburg, as well as at M97 GALLERY in Shanghai.

www.bialobrzeski.de

 

“Paris Photo” is coming…meanwhile don’t miss:
MEGALOPOLIS / URBAN CHANGING that will be exhibited at:

Ecole nationale supérieure d’architecture – Paris-Val de Seine

26 october 2012 – 5 december 2012
From Monday to Saturday : 11 h – 19 h
Free entry

 

This project is called “Nail Houses”, I quote the author: “The photographs show houses on the verge of demolition to create space for new appartment house developments. This typology photographed in the middle of the night, show that all the ruins are still inhabited, according to that one last light that is shimmering through the windows or the doorsteps. The series appreciates the urge for people to hang on to their original homes.

Il titolo di questo progetto è “Case Chiodo”, riporto la descrizione dell’autore: “Il fotografo ci mostra immagini di case che si trovano sull’orlo della demolizione per creare spazio a nuovi grandi edifici abitativi. Le foto di questa tipologia di case, fotografata nel mezzo della notte, mostrano che tutte le rovine sono ancora abitate, dato che un’ultima luce luccicante attraversa le finestre o le porte di casa. La serie vuole mostrare lo stimolo delle persone ad aggrapparsi alle loro case originali.”

 

All images copyright © Peter Bialobrzeski

Marcus Koppen was born in Minden, Germany, 1973. He settled in 2003 in Amsterdam. He is represented by Foam Gallery in Amsterdam.

www.marcuskoppen.com

 

Marcus Koppen’s photographs seem to come straight from the future. Nowadays seems that we seldom realize how awsome are some buildings and landmarks the man has built. The author documents the big transformations of some cities, most specially in Asia. He studies the way in which they are growing and how they evolve revolutioning themselves in only a few years. I don’t get the feeling that he is making a complaint about the unsustainability derived from this growth. Instead I believe his message is that of fascination for these modern cathedrals…you cannot blame him! Enjoy.

Le fotografie di Marcus Koppen sembrano provenire direttamente dal futuro. Raramente ci rendiamo conto di quanto incredibili siano le opere architettoniche che l’uomo è arrivato a costruire. L’autore documenta i grandi cambiamenti delle metropoli del mondo, in particolare quelle asiatiche, il modo in cui crescono e si evolvono rivoluzionando se stesse in pochissimi anni. Non credo nelle sue intenzioni ci sia la volontà di denunciare l’insostenibilità di questa crescita, più che altro penso che lo scopo sia quello di lasciarsi affascinare da queste enormi cattedrali moderme. Impossibile dargli torto….enjoy.

 

All Images Copyright © Marcus Koppen – Published with permission of the author.

Gianluca Gamberini was born in Bologna in the late 1970’s. He now lives in Paris.

www.gianlucagamberini.com

 

Gianluca Gamberini has studied and worked for a period of time at the Cinecittà film studios in Rome. His images I am presenting to you today are somehow the documentation of a very important piece of Italian history which unfortunately will not be there much longer. The studios situated at via Tuscolana were built during the fascism in 1937 and represented the turning point for the Italian cinema industry. Over the last few years with the intensification of the digital shooting, a big part of these installations became underutilized or somewhat obsolete. To make things even worse, the real state and construction industries have been pushing hard to take over the vast lands of Cinecittà to build yet another block of apartment buildings or, even more sadly, another shopping center. Under these premises, the images of Gianluca acquire a strong nostalgic taste which is quite ironic given that we are talking here about structures that were precisely created to be built up to then be immediatly  built down after the use. According to me, these ephemeral structures deserve to be praised and handled just like the ancient ruins; I guess Gamberini images are a first step in that direction. Happy viewing.

Gianluca Gamberini ha studiato e lavorato per diversi anni all’interno degli studios di Cinecittà e le immagini che vi presento oggi sono la documentazione di un’importante pezzo di storia che probabilmente verrà a mancare. Gli studios situati lungo la via Tuscolana sono nati nel 1937 durante il fascismo e costituiscono il vertice dell’industria cinematografica italiana. Negli ultimi anni a causa della sempre maggiore digitalizzazione delle riprese, gran parte di essi è caduto in disuso. A minacciare la loro scomparsa c’è poi il settore edilizio, interessato a sottrarne i terreni per costruire gli ennesimi blocchi di appartamenti e centri commerciali. Con questi presupposti le immagini di Gamberini prendono un forte sapore di nostalgia…ironico, poiché nei fatti l’autore ci sta raccontando di realtà temporanee per definizione, di set che si montano e smontano a seconda dell’occasione. Ai miei occhi appaiono già come rovine antiche che meritano di essere conservate, e queste bellisime immagini fortunatamente, sono già un primo passo in quella direzione. Enjoy.

 

All Images Copyright © Gianluca Gamberini – Published with permission of the author.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: