Maxime Delvaux is a a belgian advertising and architecture photographer based in Brussels.


All images copyright Maxime Delvaux – Published with permission of the author

Schermata 03-2456357 alle 16.24.55 Schermata 03-2456357 alle 16.25.29 Schermata 03-2456357 alle 16.26.14I quote a text written by Mikhail Kissine: “Truthfulness is what one expects from photographs about North Korea. However, there are many truths in North Korea: not in the murky post-modern sense that there are no facts to be shown, but because of the severe limitations on what one is, literally and prosaically, allowed to see. So, how can representations of grandiose decoys, representations whose very angle seems constrained by secretive officialdom, fulfill our longing for a glance at the horrors of a totalitarian regime? Shouldn’t we rather prefer a furtive glimpse of the terror unfolding behind the scenes?

Riporto un testo di Mikhail Kissine: ‘Veridicità’ è ciò che ci si aspetta di vedere in fotografie della Corea del Nord. Tuttavia, vi sono molte verità in Corea del Nord: non nel senso torbido e postmoderno del termine in cui non ci sono fatti da essere mostrati, ma a causa delle gravi limitazioni su ciò che è, letteralmente e prosaicamente, permesso di vedere. Così, come possono le rappresentazioni di grandiosi dispositivi finti, rappresentazioni vincolate dalla burocrazia reticente, realizzare il nostro desiderio di guardare gli orrori di un regime totalitario? Non dovremmo piuttosto preferire uno sguardo furtivo del terrore che si sta svolgendo dietro le quinte?

Schermata 03-2456357 alle 16.26.05 Schermata 03-2456357 alle 16.25.43 Schermata 03-2456357 alle 16.25.14

We should not. Catching from the corner of the eye the sight of what might be a hungry child isn’t necessary to understand the madness of the regime. The few people in the surrounding emptiness give the scale of the buildings; the sober explanations, provided by the regime itself, give the scale of the folly. We don’t need to be told that the cooperative shop isn’t available to a starving population: one should be scared of a regime that builds to foul visitors. What Maxime Delvaux’s photos show is very real. Sufficiently real, indeed, to gently distillate a disturbing feeling, where the nauseating vertigo of some of the Borge’s Fictions mixes up with a genuinely Orwellian fear.

No, non dovremmo. Catturare dall’angolo dell’occhio l’immagine di quello che potrebbe essere un bambino affamato non è necessario per capire la follia del regime. Le poche persone nel vuoto circostante danno la scala degli edifici; le spiegazioni sobrie fornite dal regime stesso, danno la scala della follia. Non abbiamo bisogno di dire che i negozi non sono disponibili per una popolazione affamata: dovremmo essere spaventati da un regime che costruisce per ripugnare i visitatori. Ciò che viene mostrato dalle fotografie di Maxime Delvaux è molto reale. Sufficientemente vero, infatti, da distillare delicatamente una sensazione inquietante, dove la vertigine nauseante di alcuni romanzi di Borge si mescola con una paura sinceramente orwelliana.

Schermata 03-2456357 alle 16.26.32 Schermata 03-2456357 alle 16.26.58 Schermata 03-2456357 alle 16.27.09

Schermata 03-2456357 alle 16.27.29Social psychologists recently found that Western educated people tend to underestimate the extent to which they are influenced by irrational conspiracy theories. Propaganda works insidiously, or else it would be useless. So, if at first you only feel slightly amused, if it takes you a while to understand what it means for a country to display this, it’s all right. This is what these photos are for.”

Gli psicologi sociali hanno recentemente scoperto che le persone educate all’occidentale tendono a sottovalutare l’entità della loro influenza alle teorie di cospirazione irrazionale. La propaganda funziona insidiosamente, altrimenti sarebbe inutile. Quindi, se all’inizio ti senti solo leggermente divertito, se ti serve un po’ per capire che cosa significa per un paese visualizzare tutto questo, è tutto a posto. E’ proprio a questo che servono queste foto.”

Peter Bialobrzeski was born in Wolfsburg, Germany. Since 2002 Peter is a regular Professor for photography at the University of the Arts in Bremen, Germany. He is represented by LAURENCE MILLER GALLERY in New York, LA GALERIE in Frankfurt/Germany and also shows with ROBERT MORAT GALLERY in his hometown Hamburg, as well as at M97 GALLERY in Shanghai.


“Paris Photo” is coming…meanwhile don’t miss:
MEGALOPOLIS / URBAN CHANGING that will be exhibited at:

Ecole nationale supérieure d’architecture – Paris-Val de Seine

26 october 2012 – 5 december 2012
From Monday to Saturday : 11 h – 19 h
Free entry


This project is called “Nail Houses”, I quote the author: “The photographs show houses on the verge of demolition to create space for new appartment house developments. This typology photographed in the middle of the night, show that all the ruins are still inhabited, according to that one last light that is shimmering through the windows or the doorsteps. The series appreciates the urge for people to hang on to their original homes.

Il titolo di questo progetto è “Case Chiodo”, riporto la descrizione dell’autore: “Il fotografo ci mostra immagini di case che si trovano sull’orlo della demolizione per creare spazio a nuovi grandi edifici abitativi. Le foto di questa tipologia di case, fotografata nel mezzo della notte, mostrano che tutte le rovine sono ancora abitate, dato che un’ultima luce luccicante attraversa le finestre o le porte di casa. La serie vuole mostrare lo stimolo delle persone ad aggrapparsi alle loro case originali.”


All images copyright © Peter Bialobrzeski

Thierry Cohen was born in 1963 and lives and works in Paris. He is represented by GalerieEstherWoerdehoff in Paris.

The work below “Darkened Cities” will be showed at:

Esther Woerdehoff Gallery – 36 rue Falguière, Paris
From November 8 until December 22 – 2012
Paris Photo, Esther Woerdehoff
November 15 – November 18, 2012
His book Villes éteintes will be published by Marval Publisher.
Date of issue: November 16, 2012
96 pages, 31 plates – 21x30cms, Hardcover


All Images Copyright © Thierry Cohen – Published with permission of the author.

I quote a paragraph written by FRANCIS HODGSON: “In Thierry Cohen’s Darkened Cities, we see bright night skies over cities. Actually, what we’re seeing is the opposite. These are the skies that we don’t see. Before these pictures can exist, the sky from one place has to be superimposed upon cityscape from another. It is impossible to see this detail in the night sky above a city. Atmospheric and light pollution combine to make looking into the urban sky like looking past bright headlights while driving. By travelling to places free from light pollution but situated on precisely the same latitude as his cities, Cohen obtains skies which, as the world rotates about its axis, are the very ones visible above the cities a few hours earlier or later. To find the right level of atmospheric clarity, Cohen has to go into the wild places of the earth, the Atacama, the Mojave, the western Sahara.

Riporto un paragrafo scritto da FRANCIS HODGSON: “Nelle ‘Città Oscure’ di Thierry Cohen vediamo cieli notturni luminosi sopra le città. In realtà, quello che stiamo vedendo è l’opposto. Questi sono i cieli che non vediamo. Per fare in modo che quese foto esistessero, il cielo di un luogo è stato sovrapposto al paesaggio urbano di un altro luogo. È impossibile vedere questi dettagli nel cielo notturno sopra una città. L’iInquinamento atmosferico e luminoso si combinano in modo tale che guardare il cielo urbano sia come guardare oltre i fari luminosi durante la guida. Cohen viaggia in luoghi esenti da inquinamento luminoso che si trovano proprio alla stessa latitudine della città che vuole fotografare, ottenendo un cielo che (dal momento in cui il mondo ruota attorno al proprio asse) sarebbe stato lo stesso visibile sopra la città. Per trovare il giusto livello di chiarezza atmosferica, Cohen deve andare a cercare il cielo nei luoghi più selvaggi della terra, dall’Atacama, al Mojave, al Sahara occidentale.

As more and more of the world’s population becomes urban, and as we lose our connection with the natural world, so it becomes plain that damage is caused by light pollution. There may be connections to certain cancers, and there are psychological burdens of permanent day. The ‘city that never sleeps’ is made up of millions of individuals breaking natural cycles of work and repose. Lose sight of the sky, and you become a rat in a lab. Cohen hasn’t simply shown us the skies that we’re missing. His cities look dead under the fireworks display above No lights in the windows, no tracers of traffic. They are (in fact) photographed in daylight, when lights shine out less brightly. In urban mythology the city teems with energy and illumines everything around it. Cohen’s pictures are crafted to say the opposite. These are cold cities, cut off from the seemingly infinite energies above.”

La popolazione del mondo è diventata dempre più ‘urbana’ e si è  man mano persa la connessione con il mondo naturale, facendo risultare normale il danno causato dall’inquinamento luminoso. Ci possono essere collegamenti con alcuni tipi di cancro e ci sono fardelli psicologici del ‘giorno permanente’. La città che non dorme mai è composta da milioni di individui che rompono i cicli naturali di lavoro e di riposo. Perdi di vista il cielo e diventerai un topo in un laboratorio. Cohen ci ha semplicemente mostrato il cielo che ci manca. Le sue città sembrano morte sotto i fuochi d’artificio che si trovano sopra nessuna luce alle finestre e nessun tipo di traffico. Essi sono (in realtà) fotografati in luce diurna, nelle ore in cui le luci brillano meno vivaci. Nella mitologia urbana la città pullula di energia e tutto intorno si illumina. Le immagini di Cohen sono realizzate per dire il contrario. Queste sono città fredde, tagliate fuori dalle energie apparentemente infinite sopra.”

Marcus Koppen was born in Minden, Germany, 1973. He settled in 2003 in Amsterdam. He is represented by Foam Gallery in Amsterdam.


Marcus Koppen’s photographs seem to come straight from the future. Nowadays seems that we seldom realize how awsome are some buildings and landmarks the man has built. The author documents the big transformations of some cities, most specially in Asia. He studies the way in which they are growing and how they evolve revolutioning themselves in only a few years. I don’t get the feeling that he is making a complaint about the unsustainability derived from this growth. Instead I believe his message is that of fascination for these modern cathedrals…you cannot blame him! Enjoy.

Le fotografie di Marcus Koppen sembrano provenire direttamente dal futuro. Raramente ci rendiamo conto di quanto incredibili siano le opere architettoniche che l’uomo è arrivato a costruire. L’autore documenta i grandi cambiamenti delle metropoli del mondo, in particolare quelle asiatiche, il modo in cui crescono e si evolvono rivoluzionando se stesse in pochissimi anni. Non credo nelle sue intenzioni ci sia la volontà di denunciare l’insostenibilità di questa crescita, più che altro penso che lo scopo sia quello di lasciarsi affascinare da queste enormi cattedrali moderme. Impossibile dargli torto….enjoy.


All Images Copyright © Marcus Koppen – Published with permission of the author.

Christina Seely is a photographer and educator based in the San Francisco Bay area.


Today’s project is called “Lux” (Light) and is a documentation of the artificial glow produced by major cities in the three brightest regions of the world (North America, Europe and Asia) as seen in the NASA maps of the world by night. These are very suggestive images; the long exposures provide us with scenes where the main role belongs to the silent but brutal intervention of man over nature. Everything seems still and distant as if for a second we would have moved away to look at what we have done from the height. This is what Christine Seely, the author, tells us about her work: “My ideas draw from the ever-changing tension between our way of life and the natural environment. In a time when it is argued that no aspect of nature is unaffected by human impact, my work reflects on a lifestyle that fosters an intense need to control nature while existing in an increasingly delicate balance with its resources and rhythms. I am interested in the dialectic between surface documentation of the photograph and the complex reality that lies beyond that surface -how beauty can suggest the simple and ideal while both subtly reflecting and obscuring a darker more complicated truth.”

Il progetto di oggi è intitolato “Lux” (Luce) ed è una documentazione dello strato di luce artificiale che sovrasta le città più grandi delle tre zone più luminose del mondo (Europa, Stati Uniti e Asia) visti come dalle mappe notturne della NASA. Sono immagini molto suggestive; le lunghe esposizioni della macchina fotografica ci restituiscono immagini il cui protagonista è il silenzioso intervento dell’uomo sulla natura. Sembra tutto immobile e la visione è distante, come se per un attimo ci fossimo allontanati dal nostro mondo per guardare dall’alto ciò che abbiamo costruito. Questo è quanto ci racconta Christine del suo progetto: “Le mie idee attingono dalla mutevole tensione tra il nostro modo di vivere e l’ambiente naturale. In un tempo in cui si è sostenuto che nessun aspetto della natura fosse influenzato dall’impatto umano, il mio lavoro riflette su di uno stile di vita che favorisce l’intenso bisogno di controllare la natura mentre viviamo in un equilibrio sempre più delicato con le sue risorse e i suoi ritmi. Mi interessa la dialettica tra la documentazione della fotografia e la complessa realtà che si trova oltre di essa – come la bellezza può suggerire la semplicità e l’ideale mentre entrambi sottilmente riflettono e oscuranno una verità più scura e complicata.”


All Images Copyright © Christina Seely – Published with permission of the author.

French & German, live and work in Paris, France.


“Silent World” is a remarkable work. I love it. I reproduce hereby the author’s statement: “In the Silent World project, we wanted to study and transform our world’s most symbolic metropolises into imaginary, fictional, impossible places. In our work, we always try to study and put into image the frontier between reality and the world of dreams. Our desire was to put the viewers into a puzzling and uncomfortable place, pushing him to put into question notions of time and space, but mostly our role and position towards the becoming of our world. From a technical point of view, we wanted to do a project mixing two periods of History of Photography. The beginning of Photography’s techniques in the 19th century by realizing a single very long exposure image of several hours. This way all elements in movement (cars, persons, etc) disappear. We developed a black filter for our camera, which is usually used in Astronomy for analyzing stars and space and which doesn’t allow the camera to receive enough light, therefore needs several hours to record one image. From their on, we do “classical” images of a fraction of a second, and start working on the computer for several days mixing all these details so that the final image looks like a instant, an frozen moment stolen from an imaginary world.”

“Silent World” è un lavoro straordinario. Lo adoro. Vi riporto lo statement degli autori: “Con il progetto “Silent World” abbiamo voluto studiare e trasformare le metropoli più simboliche del nostro mondo in luoghi immaginari, irreali ed impossibili. Nel nostro lavoro cerchiamo sempre di inserire nelle immagini una frontiera tra la realtà e il mondo dei sogni. Il nostro desiderio era di mettere lo spettatore in un luogo scomodo ed enigmatico, spingendolo a questionare le nozioni di spazio, tempo e soprattutto il nostro ruolo nel divenire del mondo. Dal punto di vista tecnico, abbiamo voluto realizzare un progetto che mescolasse due periodi storici della fotografia. Uno è l’inizio delle tecniche fotofrafiche del 19° secolo, realizzando una singola esposizione lunga diverse ore, in modo che tutti gli elementi in movomento (macchine, persone, ecc) scomparissero. Per poterlo fare abbiamo sviluppato un filtro nero per la macchina fotografica (che è solitamente usato in astronomia per analizzare le stelle e lo spazio) che non le permettesse di ricevere abbastanza luce e che di conseguenza necessitasse di molte ore per registrare un immagine. Successivamente, abbiamo realizzato una “classica” immagine della frazione di un secondo, lavorato al computer per diversi giorni mescolando tutti i dettagli delle due fotografie, finché l’immagine finale non apparisse come un istante, un momento congelato, rubato ad un mondo immaginario.”


All Images Copyright © Lucie & Simon – Published with permission of the authors.

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