archivio

Archivio mensile:febbraio 2012

Neil Craver is a young photographer from North Carolina.

www.omni-phantasmic.com

www.vimeo.com/neilcraver

 

My first reaction when I saw the shapes and colors of this project by Neil Craver was: “WOW!”. Then, while having a closer look at every photo individually, I was impressed by the fact that every single shot (and they are many) was a beautiful image. “OmniPhantasmic” is not only a project of nude photos, and it’s not just an underwater photo project either. It is rather one of those oniric trips with no plot and no predetermined direction. One where the elegance of the female figure together with the inhospitable underwater flora creates a wonderful set of contrasting feelings. The project as a whole is like an uncontrolled flow of thoughts totally free to roam from one place to another within our unconscious. Let yourself be carried away by these pictures… Good vision!

La prima cosa che ho pensato quando ho visto le forme e i colori di questo progetto di Neil Craver è stata: “WOW!”. Quando poi ho iniziato a sfogliare le foto una ad una, sono rimasta piacevolmente colpita anche dal fatto che ogni singola immagine (e guardate che sono tante) fosse una bella immagine. “OmniPhantasmic” non è solo un progetto di foto di nudo, e non è neppure solo un progetto di foto subaquee. E’ piuttosto uno di quei viaggi onirici che non hanno né trama né direzione, ove all’interno del quale l’eleganza della figura femminile assieme all’inospitale flora subacquea del lago, crea un meraviglioso insieme di sensazioni contrastanti. Il progetto nel suo insieme è come un flusso di pensieri incontrollato, totalmente libero di spaziare da un posto all’altro del nostro inconscio. Lasciatevi anche voi trasportare da queste foto…buona visione.

 

All Images Copyright © Neil Craver – Published with permission of the author.

Paolo Woods was born of Canadian and Dutch parentage. He grew up in Italy, lived in Paris and is now based in Haiti.

www.paolowoods.net

He is represented by INSTITUTE and Anastasia Gallery in New York.

 

Taken directly from Paolo Woods’ site, about his project ‘Chinafrica’:

“To quench its thirst for oil, its hunger for copper, uranium and woods, Beijing has sent out its state companies and its adventurous entrepreneurs to conquer Africa. For the 500.000 Chinese who have emigrated to the ‘dark continent’ there is the promise of a 21st century Wild West. Some have struck gold and run large conglomerates that span whole regions of Africa, others are still selling their cheap goods on the burning hot roadsides of the poorest counries in the world. For the Africans, the arrival of the Chinese is perhaps the most important event of the forty years of independence. The Chinese do not look like the former colonialists. They build roads, dams and hospitals and win over the people. They speak neither of democracy nor transparency and they win over the dictators. (…) These are rare images: Beijing wants to keep a low profile for its conquest. But though it remains largely unexposed these photographs portray a phenomenon and a new dimension that is not just a product of globalization, but is its ultimate realization.”

Tratto direttamente dal sito di Paolo Woods, sul suo progetto ‘Chinafrica’:

“Per placare la sua sete di petrolio, la sua fame di rame, uranio e legno, Pechino ha inviato le sue aziende di stato e suoi avventurosi imprenditori a conquistare l’Africa. Per i 500.000 cinesi che sono emigrati nel ‘continente nero’ c’è la promessa di un ‘Wild West’ del XXI secolo. Alcuni hanno fatto fortuna costruendo grandi conglomerati che si estendono su tutta la superficie africana, altri stanno ancora vendendo le loro merci a buon mercato sui bordi delle strade dei paesi più poveri del mondo. Per gli africani, l’arrivo dei cinesi è forse il più importante evento dei quaranta anni d’indipendenza. I cinesi non appaiono come gli ex colonialisti, costruiscono strade, dighe e ospedali e conquistano la gente. Essi non parlano né di democrazia né di trasparenza, conquistando anche i dittatori. (…) Queste immagini sono rare: Pechino vuole mantenere un basso profilo della sua conquista. Ma anche se in gran parte rimane nascosto, queste fotografie ritraggono un fenomeno e una nuova dimensione che non è solo un prodotto della globalizzazione, ma che è la sua realizzazione finale.”

 

All Images Copyright © Paolo Woods/INSTITUTE – Published with permission of the author.

 

www.michaelmarten.com

 

Michael Marten is a photographer from London, and his work “Sea change” is a study of the tides around the coasts of Britain. The center of his project is not only to show how the landscape can change in a few hours, but also how wonderful is the fact that humans do not intervene at all in this process. In fact, in his images, humans are only a piece of the natural cycle dictated by the the moon and the stars: they only show up as the sea retreats to then disappear again when the sea comes back, similar to earthworms that come out from the ground when it’s just about to rain. The author has left aside on purpose that sort of nature photography that has become everytime more focused on the environment, on the effects of globalisation and on how the man is tranforming this planet. He has centered the attention on rediscovering the mighty power of nature itself. I must say that I particularly enjoy the very subtle way in which this message emerges from these images…

Michael Marten è un fotografo londinese e il suo lavoro “Sea change” è uno studio sulle maree intorno le coste della Gran Bretagna. Il punto centrale del suo progetto non è solo mostrare come un pezzo di terra possa cambiare nel giro di poche ore, ma anche quanto sia meraviglioso il fatto che l’uomo non abbia niente a che vedere con questa immensa forza della natura. Infatti, la presenza umana nelle sue immagini fa solo parte del ciclo naturale dettato dagli astri e dalla luna: esce allo scoperto quando il mare si ritira e scompare quando esso ritorna, allo stesso modo di un lombrico che esce da terra quando dal cielo sta per piovere. L’autore ha voluto volontariamente lasciare da parte quel tipo di fotografia naturalistica sempre più incentrata sull’ambiente, sulla globalizzazione e su come l’uomo stia trasformando questo pianeta, per riscoprire il grande potere alla natura stessa. Devo dire che mi piace la maniera sottile di far trapelare da queste immagini il messaggio…

 

All Images Copyright © Michael Marten

www.evgeniaarbugaeva.com

 

Evgenia is a Russian photographer born in Tikisi, in Siberia; and it is exaclty from her hometown that she presents an interesting face, at the same time intimate and stranger. Intimate because the pictures seem to be taken straight from her childhood memories, and stranger because the viewer has the feeling to be part of scenes that do not belong to this planet. The best description is by Evgenia itself, who says:

“The snow is so white, the sky is so white and the wind so strong, that you can literally fly through the air as if you were in space. There is no points of reference. There is no horizon. There are no trees. You may be upside down and not even notice it.”

Evgenia è una fotografa russa nata nella città di Tikisi, in Siberia; città della quale ci presenta un volto interessante, allo stesso tempo intimo ed estraneo. Intimo perché le immagini sembrano uscire direttamente dal suo immaginario di ricordi infantili, ed estraneo perché allo spettatore sembra di assistere a scenari che non appartengono al pianeta terra. La migliore descrizione è di Evgenia stessa, che dice:

“La neve è così bianca, il cielo è così bianco e il vento così forte, che letteralmente si può volare nell’aria come se ci si trovasse nello spazio. Non c’è un punto di riferimento. Non c’è orizzonte. Non ci sono alberi. Potresti stare al contrario e non rendertene conto.”

 

All Images Copyright © Evgenia Arbugaeva

 

www.lydiapanas.com

 

With “The mark of Abel” Lydia Panas looked to capture fragments of family relationships. These images are veiled by an aura of stillness; they represent only the time lapse that coincides with the time exposure of the camera. We don’t know whether before or after the scene things were different, we can only immagine it. And it is precisely this what Lydia leads us to do: to immagine the life stories of these people, investigate that sense of individuality that each subject irradiates. The frame of these images becomes an enclosed space of perception and intuition, which pushes each of us viewers to seek all necessary details to give shape to our imagination.

Lydia Panas con “The mark of Abel” ha voluto catturare frammenti di relazioni famigliari. Queste immagini sono come velate da un’aura di immobilità; esse rappresentano solo lo spazio temporale che coincide con quello dell’esposizione della macchina fotografica. Non sappiamo se prima o dopo le cose siano state differenti, possiamo solo immaginarlo. Ed è proprio questo che ci porta a fare Lydia: immaginarci le storie di vita di queste persone, indagare quel senso d’individualità che ogni soggetto emana. La cornice di queste immagini diventa uno spazio chiuso fatto di percezione e intuizione, che spinge ognuno di noi spettatori a ricercare tutti i particolari necessari a dare forma alle nostre immaginazioni.

 

All Images Copyright © Lydia Panas

Ferit Kuyas was born in Istanbul, Turkey in 1955. He studied architecture and law in Zurich, Switzerland and graduated in 1982 in jurisprudence from the University of Zurich.

www.feritkuyas.com

 

Ferit Kuyas presents us a project called “City of ambition”. It’s an in-depth study about one of the largest cities in the world: Chongqing, in China. The pictures show us the vertiginous fast-growing suburbs which have given place to the creation of surreal landscapes and places that do not seem even remotely suitable for life. It would seem that we are witnesing a frentic race against time (and against everyone else) just to keep up with the wave of economic “progress” which China is riding as never did before. According to me, the criteria that give life to these concrete jungles are highly irrational. I hope to still be around the day when all these crazy Asian push towards the height will slow down or come to an end. Maybe then it will give us the opportunity to contemplate the result of all these years of great changes.

Ferit Kuyas ci propone un progetto chiamato “City of ambition” (La città dell’ambizione). Si tratta di uno studio molto approfondito su di una delle città  più grandi del mondo: Chongqing, in Cina. Queste foto ci mostrano una periferia che cresce rapidamente, dando vita a scenari surreali e a luoghi che non sembrano nemmeno lontanamente adatti alla vita. Sembra di assistere ad una corsa contro il tempo (e contro tutti) per inseguire l’onda del progresso economico che sta cavalcando la Cina come mai è successo prima. I criteri che danno vita a queste giungle di cemento sono ai miei occhi altamente irrazionali. Spero di esserci ancora il giorno in cui tutta questa spinta asiatica verso l’alto rallenterà o si fermerà, dandoci così l’occasione di guardare con lucidità il prodotto finito di tutti questi anni di grandi cambiamenti.

 

All Images Copyright © Ferit Kuyas

1980, born and currently lives in Russia.

www.anka-zhuravleva.com

 

In these days of Siberian weather (at least in Europe) I want to bring to your attention a suggestion from Russia. The topic is somehow similar to my posting of Maia Flore a couple of weeks ago (as they say, there is nothing new under the sun). Flore called her project “Sleep elevation”, Anka Zhuravleva instead uses “Destorted gravity”. Substantially, these are photos of people suspended in the air. In my opinion, however, it is always interesting to see different approaches to the same subject, and there is no doubt that the results of these two studies are completely different but both extremely pleasant. Anka Zhuravleva decidedly has a more retrò taste. I think it’s also worth taking a look at the other galleries on her site.

Per questi giorni di gelo siberiano voglio portarvi nuove suggestioni dalla Russia. Il tema è più o meno simile a quello che ho proposto di Maia Flore un paio di settimane fa…come si dice, non c’è niente di nuovo sotto il sole. Maia Flore ha chiamato il suo progetto “Sleep elevation”, Anka Zhuravleva invece, “Destorted gravity”. In sostanza sono foto di persone che restano sospese in aria. A mio parere comunque, è sempre interessante vedere come diverse persone affrontano gli stessi soggetti, e non c’è dubbio che i risultati di queste due ricerche siano completamente differenti, ed a loro modo entrambi piacevoli. Anka Zhuravleva ha un gusto decisamente più retrò, penso valga la pena dare un’occhiata anche alle altre gallerie sul suo sito.

 

All Images Copyright © Anka Zhuravleva

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