Alban Lécuyer

Alban Lécuyer was born in 1977 in Paris. He’s represented by WALL30 Gallery.

www.albanlecuyer.weebly.com

 

Can contemporary cities project themselves in some sort of tangible future? Are places transformed in conformity with the architects plans and with the artists visions destined to promote luxury housing projects? The computer-generated images posted on construction sites have inherited their codes from marketing strategies. It is not just about one product being sold but also about the promise that a newly invented architecture or a new traffic plan can give birth to a new city with few vehicles and few pets, with mainly white, female and fair-haired people moving about in a ‘capsular’ 1 society in which architecture has brought about its own isolated environment, circumscribed to the sole limits of a building or the portion of a road. Contrasts are light, and shadows, which are the symbols of doubt and uncertainty, reduced to a minimum. All there is between the spectator and the project – trees, vehicles, passers-by and so on – are shown in transparency. It is a valueless representation of reality with no dead angles and where people seem partially away from the set. The HERE SOON series offer to transpose an actual everyday place and an ordinary way of living in the city into the aesthetics of those stylized perspectives. The images show graffiti on walls, clothes or satellite dishes on windowsills, abandoned objects on pavements, worn out spaces – all of which indicate that civilizations produce traces and leave footprints on the spaces that they occupy. (…) The HERE SOON series point implicitly at the commonplace statements of a disembodied and dispirited architecture which is more and more cut out from the spaces in which it supposed to take place.

Le città contemporanee possono proiettarsi in una sorta di futuro tangibile? I piani degli architetti con le visioni degli artisti, sono davvero destinati a promuovere progetti abitativi di lusso? Le immagini generate dai computer e pubblicate sui siti di costruzione, hanno ereditato i loro codici da strategie di marketing. Non si tratta solo di un prodotto venduto, ma anche della promessa che un’architettura appena inventata od un nuovo piano stradale possa dar vita ad una nuova città con pochi veicoli e pochi animali domestici, con persone prevalentemente bianche, donne e bionde, che si muovono in una  società ‘capsula’ in cui l’architettura ha portato il proprio ambiente isolato, circoscritto ai limiti di un edificio unico o della porzione di una strada. Le luci e le ombre, simboli di dubbio e incertezza, sono ridotti al minimo. Tutto quello che c’è tra lo spettatore e il progetto – alberi, veicoli, passanti e così via – è mostrato in trasparenza. È una rappresentazione non significativa della realtà, senza angoli morti, e dove le persone sembrano parzialmente lontane dal set. La serie HEERE SOON (Qui Presto) offre di trasporre un luogo reale di tutti i giorni ed un ordinario modo di vivere in città, nell’estetica di quelle prospettive stilizzate. Le immagini mostrano i graffiti sui muri, vestiti o antenne paraboliche sui davanzali, oggetti abbandonati sui marciapiedi, spazi usurati – i quali indicano che la civiltà produce tracce e lascia impronte sugli spazi che occupa. (…) La serie HERE SOON punta a mostrare un’architettura disincarnata e scoraggiata, che è sempre più tagliata fuori dagli spazi in cui suppone di prendere posto.

 

All Images Copyright © Alban Lécuyer – Published with permission of the author.

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