Mitra Tabrizian

Mitra Tabrizian was born in Tehran, Iran and now lives and works in London. She is represented by LEILA HELLER GALLERY in New York, PROJECT B GALLERY in Milan and THE WAPPING PROJECT BANKSIDE in London.

www.mitratabrizian.com

 

For those in London in the next few days, on Tuesday September 20th, from 6:00 pm to 8:00 pm, there will be a privare view of “Another Country”, a very beautiful work of the artist. The exhibition will continue until Friday November 2nd. Fore more information: www.thewappingprojectbankside.com

Per chi ha la possibilità di trovarsi a Londra nei prossimi giorni, giovedì 20 settembre, dalle 18:00 alle 20:00, ci sarà una visita privata di “Another Country”, un bellissimo lavoro dell’artista. La mostra continuerà fino a venerdì 2 novembre. Per maggiori informazioni: www.thewappingprojectbankside.com

 

“Wall House” was a commissioned project on the work of the American architect John Hejduk; each year artists are invited to live in the house he built in Groningen (wich is now a museum) for 10 days and come up with an interpretation. This is Mitra’s interpretation: “Private vs. Public – (…) Structurally, the project aims at a fictional representation of ‘real people’; constructing two sets of images, placed inside and outside: looking in, to the most private spaces in the house (toilet, bedroom, kitchen..), and looking out, to the exterior surrounding the house. However, in looking in something always ‘obstructs’ our voyeuristic look, there is an element of ‘not-seen’, creating an ambiguity (a man is lying on the bed, his head outside the frame. Is he asleep, unwell or dead? A woman seems disturbed entering the room. Whathas she encountered? A man is looking sadly across the table. Who is the woman on the other side?). The ambiguity is portrayed through ‘dislocation’ (what makes a man seek refuge under the table, or in the toilet?). And in looking out, we see (in most images) ‘private affairs’ placed in public spaces, indicating that the distinction between private and public is blurred, but still maintaining the enigmatic (a couple seems ‘caught’ in a secret rendezvous. Two men confront one another. A woman is anxiously waiting). Sothe narratives attempt to depict ‘interiority’, interior emotional states, in the form of gestures, expressions and interactions between the characters. And what brings the two sets of images together is isolation: detachment from the environment and between the individuals. The characters are either portrayed on their own or, if they appear with others, there seems to be a lack of communication, a disconnection, signifying ‘aloneness’. (…) we may speculate, what will remain of individuals in a life lacking in purpose, in a world with no privacy, no secrecy, no enigma?”

“Wall House” era un progetto commissionato sul lavoro dell’architetto americano John Hejduk (struttura che ora è diventata un museo); ogni anno diversi artisti erano invitati a vivere nella casa che l’architetto ha costruito in Groningen per 10 giorni, ed uscirne con un’interpretazione. Questa appunto, è l’interpretazione di Mitra: “Pubblico vs. Privato – (…) Strutturalmente, il progetto mira ad una rappresentazione immaginaria di ‘persone reali’ attraverso la costruzione di due set collocati uno all’interno ed uno all’esterno: guardando dentro gli spazi più privati della casa (bagno, camera da letto, cucina…) e guardando fuori, verso l’esterno che circonda la casa. Tuttavia, c’è sempre qualcosa che ‘ostruisce’ la nostra ricerca, il nostro sguardo voyeuristico. C’è spesso un elemento di ‘non-visto’ che crea ambiguità (un uomo è sdraiato sul letto con la testa fuori dal quadro. Dorme, sta male od è morto? Una donna sembra disturbata entrando nella stanza. Che cosa ha visto? Un uomo sta guardando tristemente oltre il tavolo. Chi è la donna dall’altro lato?). L’ambiguità è interpretata attraverso la ‘dislocazione’ (cos’è che spinge un uomo a cercare rifugio sotto un tavolo, od in bagno?). E guardando fuori, vediamo (nella maggior parte delle immagini) ‘affari privati’ collocati in spazi pubblici. Ciò indica che la distinzione tra pubblico e privato è sfocata, mantenendo comunque l’aspetto enigmatico (una coppia sembra ‘catturata’ durante un appuntamento segreto. Due uomini si affrontano l’uno con altro. Una donna è in trepidante attesa). Così le narrazioni tentano di rappresentare l’interiorità, gli stati emotivi: sotto forma di gesti, espressioni ed interazioni tra i personaggi. E’ infatti l’isolamento che riunisce i due insiemi di immagini: il distacco dall’ambiente e tra gli individui. Sia nei personaggi raffigurati per conto proprio, sia in quelli che appaiono con gli altri, sembra esserci una mancanza di comunicazione, una disconnessione, connotandone così la ‘solitudine’. (…) Possiamo così chiederci: che cosa resterà degli individui in una vita priva di scopi, in un mondo senza privacy, senza segreti e senza enigmi?”

 

All Images Copyright © Mitra Tabrizian – Published with permission of the author.

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