Michael Wolf part 2

www.photomichaelwolf.com

 

Today I am presenting to you another work by Michael Wolf. A project that has generated many discussions to the point of questioning the concept of photography as a whole as well as that of photojournalist. Many were the voices that started the polemic about the fact that these images cannot be considered photos. “A series of unfortunate events” is a collection of images captured by the cameras of Google Street View and that Wolf went to dig out from the Google archives. Now, this is already a first fact; Wolf went to look for these images that otherwise would have gone lost in the endless web tide. So the action of digging out the images, of selecting the right perspectives, of editing and putting together the ones that comunicate with one another, are all actions from this one indivudual and certainly not from the camera  mounted on the top of a vehicle. For me the discussion could stop right there. Far from what other people see here, for me photography is far from dead, is just evolving. I do agree however that the pure thought of “Big Borther” watching over our lives and privacies going almost unnoticed is somehow disturbing, but this is a completely different discussion. Make up you own mind and, foremost, enjoy!

Oggi propongo un altro lavoro di Michael Wolf, un altro progetto che ha già fatto parlare tanto di sè, tanto da poter mettere in questione l’accezione stessa di ‘fotografia’ e ancor di più quella di ‘fotoreporter’. Sono stati in tanti ad alzare la polemica sul fatto che queste immagini non possano essere considerate fotografie. “A series of unfortunate events” (Una serie di sfortunati eventi) è una raccolta di immagini catturate dalle telecamente di ‘Google Street View’, o per meglio dire, è una raccolta di immagini che Wolfè andato a scovare nell’archivio di Google. Ecco, questo è un passaggio importante: è stato l’autore a cercare e trovare queste foto che altrimenti sarebbero andate perse nei meandri della rete…e l’azione della ricerca, l’azione del scegliere l’inquadratura migliore, l’azione di mettere insieme immagini che comunichino l’una con l’altra sono tutte azioni riconducibili all’uomo, ovvero al fotografo e non all’inconsapevole videocamera montata su di un van. Per me la questione può terminare qui. La fotografia non è morta, si sta solo andando avanti. All’infuori di ciò, concordo con il fatto che il pensiero di un “Grande Fratello” che registra le nostre vite sia qualcosa di inquietante, ma questo è tutto un altro discorso. Buona visione.

 

All Images Copyright © Michael Wolf – Published with permission of the author.

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