Ulrich Lebeuf

Ulrich Lebeuf was born in 1972. He works and lives in Toulouse.

www.ulrichlebeuf.fr

 

The project I am presenting today is called “Antonyme de la pudeur”. I quote part of a paragraph written by Christian Caujolle: “(…) Ulrich Lebeuf, on his side, claims, in a brillant way, that photography is here to evoke not to describe. (…) By his look, isolating a detail, the photographer transforms it into a sign and reveals it as an object of interpretation and a starting point of a « story » that we build in a freedom he limits however by the edges of his rectangle. A blond wig left on a red bed, for example. (…) On the other hand, the recourse to the out-of-frame as a crucial element in the organization of the point of view : what is not shown becomes more important than what is represented. This practice is not new and we know how the film industry, even more radically than the photography, has taken over that possibility about the out-of-frame and has used it in a way to tell a lot about or in a way to trick tremendously. Then, it is hardly any important that those images have been made during the shooting of erotic or pornographic movies. This is just an extra game, which question about erotism ; an old question regarding the fact that revealing is often able to, shattering the mystery, reach the fantasy and end the desire. Though, there is, at the opposite of all that could be shabby and distressing in pornographic films, a sort of jubilation, about life and wink of an eye in that piece of work. He reveals that, thought that way, photography has a sens. It obliges us to think about watching and seeing truly. It is not so common nowadays.”

Il progetto che presento oggi si intitola “Antonyme de la pudeur”. Riporto parte di un paragrafo scritto da Christian Caujolle: “(…) Ulrich Lebeuf da parte sua, dimostra in maniera brillante che la fotografia è qui per evocare e non per dimostrare. (…) il suo sguardo, isola il dettaglio e lo trasforma in un segno che si rivela come oggetto di interprestazione e punto di inizio di una storia; storia che noi costruiamo liberamente all’interno dei limiti del suo rettangolo. Una parrucca bionda lasciata in un letto rosso, per esempio. (…) poi c’è il ricorso al fuori-scena come elemento cruciale nell’organizzazione del punto di vista: quello che non è mostrato diventa più importante di quello che è rappresentato. Questa pratica non è nuova, e sappiamo come l’industra cinematografica, anche più di quella fotografica, abbia ripreso tale possibilità per raccontare molto o per ingannare tremendamente. Quindi, non è in nessun modo importante il fatto che queste immagini siano state scattate durante la ripresa di film pornografici. E’ solo un gioco in più che ci pone domande sull’erotismo; come la vecchia questione sul fatto che il mettere in mostra, distruggendo il mistero, esaurisce la fantasia e il desiderio. Però, al contrario dello squallido e dell’angosciante che potrebbe trasparire da un film pornografico, c’è qui una sorta di esultanza alla vita. Egli rivela che in questo modo la fotografia ha un senso. Ci obbliga a pensare se quello che guardiamo è vero, e questo non è così comune al giorno d’oggi.”

 

All Images Copyright © Ulrich Lebeuf – Published with permission of the author.

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