Tom Chambers

Tom Chambers was born and raised on a farm in the Amish country of Lancaster, Pennsylvania.

www.tomchambersphoto.com

 

One of the most common and frustrating discussions in photography over the last few years has been that which has to do with “to retouch or not to retouch”. The topic has been addressed so much and so often that it seems to have become anachronistic. Those “party poopers”, those fearful, or those simply unable to use all resources available these days to communicate (and I am not inferring it is necessary to know how to use all of them) come up always with very puristic and nostalgic explanations, create mentally and photographically closed categories and end up trying to prevent everyone (but really just preventing themselves) from enjoying so many contemporary artistic moments and alternatives. Communication has no limits and no frontiers, goes well beyond the dark or the light rooms. Who can for example claim that the one made by, say, Erwin Olaf is not photography? Today I want to share with you the work of Tom Chambers. This is not a series, but rather a collection of shots falling all under a common dream-related style, a style that the author has conceived, elaborated and executed with a unique and very personal outcome. The way I see it is: whoever wants to watch artistic works either paintings, sculpture, photography, etc should imagine to be sitting in front of a magician, let themselves go and try to become children enjoying being deceived and fascinated  instead being obsessed about the “how” or “where” is the trick. Become children and have a good vision!

Uno dei temi fotografici più esasperanti degli ultimi anni è stato “fotoritocco sì – fotoritocco no”. Se ne è parlato talmente tanto al punto da essere già diventato un discorso anacronistico. I guastafeste, i timorosi, quelli che non sono capaci di utilizzare tutti i mezzi che abbiamo oggi a disposizione per comunicare (e non voglio dire che sia necessario saperlo fare), si inventano discorsi puristi, nostalgici, creano categorie fotografiche e mentali chiuse, pregiudicando persino loro stessi la possibilità di godere di tanti momenti artistici contemporanei. La comunicazione non ha limiti, non finisce in camera oscura, né negli srumenti basici della camera chiara…chi potrebbe ad esempio dire che quella di Erwin Olaf non sia fotografia? Oggi vi introduco al lavoro di Tom Chambers, con una serie di immagini non appartenenti ad un’unica serie, ma accomunate da uno stile prettamente onirico. Uno stile che l’autore ha concepito, ragionato e realizzato, con un risulatato sicuramente unico e personale. Chi vuole guardare all’arte, alla pittura, alla fotografia ecc. dovrebbe immaginare di trovarsi di fronte ad un prestigiatore, tornare allo stato infantile in cui non si prova a cercare il trucco e lasciarsi solamente affascinare dallo spettacolo. Buona visione.

 

All Images Copyright © Tom Chambers – Published with permission of the author.

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