Jock Sturges

Jock Sturges is certainly not a new name in photography (those who don’t know him can find everything about him in Wikipedia), yet he is one of those authors that I watch regularly, each time with more interest. Millions of photographers make nudes, but the vast majority of them produces only mediocre images (if not obscene and/or vulgar). The problem may be, that they believe that the subject itself, with its actractive nature,  would be enough to make a great picture. Sturges’ nudes, on the contrary, are masterpieces of style. His photos speak of everything except of sexuality. Or rather, there is a sort of imperceptible eroticism, which it is not linked to the nakedness of the individuals, but that is only a subtle vibration felt in the air. The author treats with outmost sensitivity the people he portrays; you definitely feel he knows them, that he lives with them (often we can find the same subjects in different periods over many years). In this regard, it is quite ironic that in the 90’s it was him, and not others, the target of repeated inquiries by the American justice, which ended in several occasions in confiscation and destruction of his work. The accusation was child pornography, accusation that time and again has proved to be unsubstanciated. Let me quote Bruno Munari: “we see only what we know”; in this case, we see what the society (in a broad sense) has imposed us to see. There is no shame, guilt, or messages to be read between the lines in Sturges’ pictures, there is instead a freedom unknown to many of us in the relationship with our own bodies, with ourselves, with nature, and with each other. A freedom that is worth to be seen through the eyes of this great author. As always, I leave the final opinion to you.

Among the several books by Jock Sturges I can reccomend  “Notes” and “The last day of summer”.

Here the link to a very interesting interview of ‘ 94.

Jock Sturges non è certo un nome nuovo nell’ambito fotografico (chi non lo conoscesse può trovare in wikipedia tutto su di lui), eppure è uno di quei nomi che regolarmente torno a guardare, ogni volta con maggior interesse. La fotografia di nudo conta milioni di autori al suo interno, ove il 99% dei quali produce immagini spesso mediocri (per non dire oscene e/o volgari), immaginandosi forse che il soggetto, data la sua natura attrattiva, basti a fare la foto. I nudi di Sturges al contrario, sono capolavori di stile. Sono foto che parlano di tutto tranne che di sessualità. O meglio, c’è sì una sorta d’erotismo nelle sue immagini, che non è però legato alla nudità dei soggetti, ma che è solo una sottile vibrazione percepibile nell’aria. L’autore tratta con grande sensibilità le persone che ritrae, si intuisce subito che le conosce bene, che vive con loro (spesso ritroviamo le stesse a distanza di anni). In questo senso, è curioso che proprio lui, e non altri, nella prima metà degli anni ’90 abbia avuto molti problemi con la giustizia americana, che a più riprese ha distrutto tutto il suo lavoro accusandolo di pornografia infantile, accusa che si è sempre rivelata infondata. Prendo in prestito una citazione di Bruno Munari: “ognuno vede solo quello che conosce”; in questo caso, solo ciò che la società (in senso lato) ci ha imposto di vedere. Non c’è né vergogna, né senso di colpa, né secondi fini nascosti in queste foto, c’è piuttosto una libertà sconosciuta a molti di noi su come vivere il nostro corpo, con noi stessi, con la natura e con gli altri. Una libertà che se non altro (lascio a voi il giudizio finale) vale la pena di essere vista attraverso gli occhi di questo grande autore.

Tra i diversi libri di Jock Sturges consiglio di sfogliare “Notes” e “The last day of summer”.

Qui il link di una sua intervista molto interessante del ’94.

 

All images copyrigt © Jock Sturges

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